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Un dato in controtendenza dopo anni di bilanci positivi: in Italia lo spettro delle morti bianche torna ad incutere terrore. Le vittime di incidenti sul lavoro infatti risultano in aumento nei primi cinque mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A rivelarlo è l’Inail alla presentazione annuale dei dati sugli indicenti e sulla sicurezza negli ambienti di lavoro:  la relazione evidenzia che le vittime sono state 617 nel 2017, facendo registrate un nuovo minimo storico dal 1951, con un calo del 2,8% (rispetto ai 670 del 2016). In tutto sono stati denunciati 641.000 infortuni, che hanno provocato circa 11 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell’Inail: in media 85 giorni per infortuni che hanno provocato menomazione e circa 21 giorni in assenza di menomazione.

I dati del 2017

Si muore di più in strada, durante le ore di lavoro oppure nel tragitto per andare dall’ufficio alla fabbrica, con 450 incidenti in occasione di lavoro e 167 in itinere. Mentre quelli con mezzo di trasporto sono 193 e 257 senza. Circa 58.000 sono state invece le denunce di malattie professionali nel 2017: circa 2.200 in meno rispetto al 2016 ma in aumento del 25% rispetto al 2012. Il 65% delle denunce riguarda patologie del sistema osteomuscolare.

A fine anno erano in essere 726.000 rendite per inabilità permanente e ai superstiti (-2,56% sul 2016). Per i morti in occasione di lavoro ma senza mezzo di trasporto si è registrato un calo del 16,5% sul 2016 e del 27,8% sul 2015. “Questi dati – ha spiegato il presidente dell’Inail, Massimo De Felice  – sono importanti perché intervenire sulle fonti di rischio esterno è diverso da farlo su quelle di rischio interno. I meccanismo di sicurezza non sono un costo e non devono essere considerati dai lavoratori evitabili sulla base dell’esperienza”. Per l’industria e i servizi gli infortuni mortali sono stati 532 (152 dei quali in itinere) mentre nell’agricoltura sono stati 74 (8 in itinere) e 11 per conto dello Stato (7 in itinere). La grande maggioranza dei morti accertati sul lavoro erano italiani (514) mentre 33 provenivano da altri paesi dell’Unione e 70 erano extracomunitari. Quasi la metà degli infortuni mortali accertati (287, il 46,5%) ha riguardato persone con più di 50 anni. Tra questi 55 morti hanno riguardato persone con più di 65 anni.

Gli ultimi mesi del 2018

A fronte del calo registrato nel 2017, i dati dell’anno in corso sono poco incoraggianti. Le morti bianche in Italia sembrano aumentare, se si rapportano i dati dello scorso anno a quelli dei primi mesi del 2018. Le denunce di infortunio con esito mortale riferite al periodo gennaio-marzo 2018 sono 212, l’11,58% in più rispetto al periodo gennaio-marzo 2017. L’aumento riguarda principalmente la componente maschile, per la quale si rilevano 20 denunce in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre per la componente femminile i casi mortali passano da 30 a 32 (+2).

Il totale dei primi cinque mesi del 2018 segnalati dall’Inail non lascia dormire sogni tranquilli: 389 sono state infatti le denunce di infortunio mortale, con un aumento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2017 (14 casi in più).

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