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La medicina del lavoro, oltre ad essere fondamentale per assicurare il benessere psicofisico dei dipendenti di una azienda, è anche un obbligo di legge. Non è mai scontato ricordarlo, specie quando parliamo di quegli esami che all’apparenza potrebbero sembrare banali ma che invece – soprattutto col passare del tempo – potrebbero rivelare la presenza di gravi rischi per la salute dei dipendenti.

Obbligo delle analisi solo per alcune categorie di lavoratori

L’obbligatorietà però riguarda soltanto alcuni tipi di lavoratori: a stabilire quali sono le categorie è il medico del lavoro, e tra queste rientrano gli autisti patente C o superiori, i carrellisti, gli operai edili, gli addetti alle pulizie, gli elettricisti, gli idraulici, i carrozzieri, i carpentieri, i medici e gli infermieri.

In questo articolo ci soffermeremo sull’importanza delle analisi del sangue in ambito lavorativo per i dipendenti di una azienda. La presenza in ogni protocollo sanitario di questo tipo di accertamenti, è giustificato dall’utilità che essi rappresentano in ambito medico-scientifico: le analisi del sangue sono fondamentali per individuare in maniera piuttosto celere gli scompensi dell’organismo, l’insorgere di patologie e l’uso, la dipendenza e l’accumulo di sostanze dannose passive o attive nell’organismo.

È grazie a queste accurate analisi che riusciamo a capire in anticipo se ci sono rischi in relazione al luogo di lavoro e al contatto con agenti tossici, dunque potenzialmente dannosi per la salute.  L’immediatezza dei risultati, inoltre, permette di valutare lo stato di salute del lavoratore ed il suo mantenimento nel tempo, anche in relazione al luogo di lavoro e al contatto di agenti potenzialmente dannosi.

Analisi del sangue e dati personali, occhio alle violazioni

Anche in questo ambito è necessario fornire la tutela dei dati personali dei dipendenti. Infatti, l’esito degli accertamenti viene consegnato esclusivamente al diretto interessato: in poche parole, soltanto il lavoratore dell’azienda può essere messo a conoscenza del suo stato di salute, secondo quanto stabilito dalla legge sulla privacy.

Ad occuparsi della comunicazione in caso di valori al di fuori della norma, è il medico competente: la prassi vuole che lo specialista richieda ulteriori accertamenti diagnostici per confermare o meno quanto rivelato in prima battuta dalle analisi del sangue obbligatorie negli ambienti di lavoro. Con gli esami successivi o di complemento il medico competente può emettere un certificato di non idoneità alla mansione, totale o parziale, a tempo determinato o meno, qualora l’origine dei disturbi del lavoratore sia associato alla sua iterazione con il luogo di lavoro o con la particolare mansione ricoperta.

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