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Il tempo per rimandare l’adeguamento alla normativa europea sulla privacy GDPR (General data protection regulation) è ormai scaduto. Con l’inserimento nella Gazzetta Ufficiale infatti tutte le aziende saranno ancor di più tenute ad adeguarsi alla normativa europea, entrata automaticamente in vigore nel 2016 con scadenza nel maggio scorso.

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Cosa cambia con l’avvento del GDPR?

Regole ancora più stringenti per tutelare i dati dei cittadini europei, permettendo loro un controllo del trattamento dei propri dati personali e particolari più consapevole. La normativa europea, infatti si basa sul principio di consapevolezza sull’uso e le finalità dei propri dati, favorendo anche la riappropriazione, la portabilità e la cancellazione dagli archivi delle aziende.

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Cosa cambia con il Decreto Ufficiale?

Come detto la nuova normativa sul trattamento dei dati è operativa già dal 2016 con margine temporale di adeguamento fissato al 24 Maggio 2018. L’Italia, dato lo stato di “stallo” politico dovuto alle elezioni passate, è arrivata con ritardo alla redazione del Decreto attuativo (D.lgs 101/2018) che dà il via alla nuova stagione sulla privacy italiana a partire dal 19 settembre 2018.

Il Garante della privacy, tiene a precisare che l’intenzione dell’organo di vigilanza è quello di partire gradualmente nei percorsi di controllo di adeguamento delle aziende che, ricordiamo, possono andare incontro a sanzioni fino al 4% del fatturato globale, in caso di mancanza di adeguamento.

Inoltre, già da tempo, al fine di una migliore e corretta applicazione del nuovo regolamento privacy, sono state emanate delle “linee guida” da parte dell’European Data Protection Board, o Comitato europeo per la protezione dei dati, l’organismo che ha sostituito il Gruppo di lavoro articolo 29.

Ora, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale italiana avvenuta il 4 Settembre 2018 il quadro normativo risulta completo e ogni pretesto per non soddisfare l’adeguamento risulterebbe rischioso.

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