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L’uso di alcol sul posto di lavoro può essere proibito dalla legge. E fin qui nulla di strano. Quello che però stabilisce la normativa in materia, varia a seconda delle categorie professionali e delle mansioni ricoperte all’interno delle aziende.

La legge 125/01, all’articolo 15, parla chiaro: nelle attività lavorative ad alto rischio di infortunio, ovvero in cui diventa rilevante il problema di garantire la sicurezza di terzi, “è fatto divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche”.

Quali sono le figure professionali per le quali scatta il divieto assoluto?

Secondo quanto specificato dall’Intesa Stato Regioni del 16 Marzo 2006, nell’elenco rientrano numerose categorie professionali tra cui:

  • Personale sanitario in strutture pubbliche e private
  • Insegnanti e vigilatrici d’infanzia
  • Mansioni che prevedono il porto d’armi
  • Addetti alla guida di veicoli con patente B e superiori
  • Carrellisti ed operatori di macchine per movimento terra
  • Addetti all’edilizia
  • Controllori di volo e del traffico ferroviario
  • Operatori che lavorano a contatto con esplosivi

Il divieto di bere alcolici, per queste categorie professionali, è generale e non è limitato al solo orario di lavoro: i datori di lavoro non possono somministrare bevande alcoliche, ad esempio nei bar aziendali, mense, macchine distributrici di bevande, ecc. La legge 125/01 stabilisce anche che il medico competente (ed i medici dell’ASL) effettuino test alcolimetrici sui lavoratori interessati, che devono avere esito del tutto negativo: “Per i lavoratori infatti non c’è un limite – spiega Graziani Frigeri in un esaustivo articolo nel blog del sito specializzato Euronormae non ci deve essere nemmeno una goccia di alcol nel sangue (e quindi nell’aria espirata) perché non è vietato “bere troppo”, è vietato bere in senso assoluto. E del resto, anche il Codice della Strada prevede il limite “zero”, oltreché per i neopatentati, anche per i conducenti professionali”.

 

Il divieto per questi lavoratori è inteso anche per l’assunzione di modiche quantità di alcol. Se invece un lavoratore si presenta in evidente stato di ebbrezza sul lavoro, il datore – oppure il dirigente o un caporeparto – può licenziarlo in tronco senza attendere l’alcol test, che deve essere effettuato da un medico del lavoro (che non sempre è presente in azienda o attivabile in breve tempo).

E’ un obbligo, poiché il responsabile ha il dovere di allontanare il lavoratore dalla mansione a rischio per sé o per glia altri, né più né meno come farebbe (e deve fare) in qualsiasi caso un lavoratore, anche per un “normale” malessere indipendente dall’uso di alcol o di altre sostanze, non appaia in grado di assolvere in sicurezza ai suoi compiti. Ciò è espressamente previsto dall’art. 18 comma 1 lettera c del Testo.

“Peraltro, le delibere attuative delle Regioni Piemonte e Toscana (vedi oltre) prevedono espressamente che nella redazione del documento di valutazione dei rischi siano descritte anche le procedure per la gestione dei casi di lavoratori che si presentino sul lavoro in evidente stato di alterazione etilica” si legge nell’articolo di Euronorma.

Oltre alle sanzioni previste dalla legge 125/01 (multa da 516 a 2.582 Euro), per i trasgressori sono applicabili anche le sanzioni previste dal D.Lgs.vo 81/08 per chi non rispetta le disposizioni aziendali (arresto fino ad un mese o ammenda da 200 a 600 euro) e l’Azienda può stabilire autonomamente sanzioni disciplinari, che devono essere previste nel DVR.

 

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