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Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), come ormai sappiamo è entrato in vigore, in il 25 maggio 2018 in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. E’ stato il frutto di diversi anni di lavoro da parte della Commissione Europea ed è costituito da norme sulla protezione dei dati personali che puntano a due obiettivi principali: dare ai cittadini europei un controllo completo sui propri dati e semplificare il quadro normativo per le imprese che gestiscono tali dati.

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Il GDPR è destinato quindi a tutte quelle aziende che raccolgono e/o elaborano dati personali di cittadini europei e ha effetto anche se le imprese che possiedono i dati hanno sede al di fuori dei confini dell’UE, offrono servizi o prodotti all’interno del mercato unico (come ad esempio gli USA o L’Asia).

Allo stato attuale, però, occorre in primo luogo tenere in considerazione il fatto che, accanto a un grande sforzo su come interpretare in modo uniforme il Regolamento, si stanno delineando anche forme di divergenza tra i Paesi e le loro Autorità sia sulle modalità di attuazione della regolazione europea sia, soprattutto, sul contenuto e l’attuazione delle leggi nazionali, anche molto diverse tra loro.

Il 2018, tuttavia, è stato caratterizzato, soprattutto in Italia, da una ottica attenta a comprendere il significato del nuovo regolamento europeo e gli obblighi che esso comporta per i titolari e i responsabili del trattamento, e a definire le modifiche da introdurre nella legislazione nazionale per adeguare il vecchio Codice privacy (D.lgs. 196/2003) alla nuova normativa.

In finale, il 2018 In numeri? Nei mesi considerati sono state 43.269 le comunicazioni dei dati di contatto RPD. 4.704 i reclami e le segnalazioni. 630 notificazioni di Data Breach e 13.835 i contatti con l’Urp.

In questo quadro, e malgrado l’impegno profuso dal Garante, non si può dire che il 2018 si chiuda con un bilancio nettamente positivo, almeno per quanto concerne la diffusione e il consolidamento della protezione dei trattamenti relativi ai dati personali in Italia. Si continua a registrare una resistenza all’applicazione delle regole introdotte dal GDPR, viste come un costo e percepite come interdittive. Tutte aree da monitorare perché il 2019 sia davvero l’anno della svolta.

Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) – LOGICA SERVIZI

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