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COVID-19: Il contenimento nei luoghi di lavoro non sanitari

Nella giornata del 1° Aprile 2020, il Presidente del Consiglio ha prorogato la quarantena nazionale per ulteriori 10 giorni estendendola così dal 3 aprile al 13 aprile. Come ben saprete però, non tutte le aziende sono chiuse; nell’Allegato I del D.P.C.M. 22/03/2020 (modificato dal D.M. del MISE del 25/03/2020) sono elencati tutti i codici ATECO dei comparti che possono restare aperti nonostante la quarantena, in quanto produttori di beni di prima necessità e/o attività in cui il rischio di contagio viene considerato relativamente basso.

NB: Il codice ATECO altro non è che una combinazione alfanumerica che identifica una determinata ATtività ECOnomica dove le lettere individuano il macrosettore economico mentre i numeri identificano le articolazioni e le sottocategorie dei suddetti settori.

Se siete dei datori di lavoro e volete sapere se potete continuare la vostra attività lavorativa (con le dovute precauzioni che vedremo più avanti) non dovete fare altro che prendere la visura camerale e controllare il vostro codice ATECO: se il suddetto codice non rientra tra quelli elencati dall’Allegato I del D.M. del 25/03/2020 allora non potete continuare la vostra attività almeno fino al 13/04/2020.

Alla fine dell’articolo, per una migliore comprensione, chi scrive riporta l’Allegato I del D.M. del 25/03/2020.

Il Protocollo anti-contagio SARS-CoV-2

Il 14 Marzo 2020 viene pubblicato il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”.

Il suddetto protocollo è stato prodotto su invito del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro dell’economia, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro della salute, i quali hanno promosso l’incontro tra le parti sociali, così come previsto dal D.P.C.M. dell’11/03/2020 dove all’art. 1, comma 9, recitava quanto segue “in relazione a quanto disposto nell’ambito dei numeri 7 e 8 si favoriscono, limitatamente alle attività produttive, intese tra organizzazioni datoriali e sindacali”.

Tutto ciò è stato realizzato per garantire ai lavoratori di poter lavorare in sicurezza ed ai datori di lavori per avere uno strumento di guida per un nemico ancora semi sconosciuto; il Governo, da suo canto, garantisce la piena attuazione del suddetto Protocollo, per quanto di sua competenza.

Ovviamente, il Protocollo anti-contagio deve essere applicato rispettando l’evoluzione normativa (molto proficua) che le condizioni di emergenza sanitaria stanno richiedendo.

Il documento è composto da una Premessa e da 13 punti specifici, così sintetizzabili.

Premessa:

  • Smart working: tutte le attività che possono essere svolte da casa si svolgono presso il proprio domicilio (principio che, secondo chi scrive, rappresenta la massima forma di prevenzione nel momento storico che stiamo attraversando);
  • Incentivare ferie e congedi retribuiti;
  • Sospendere le attività non indispensabili alla produzione (es. marketing presso clienti);
  • Utilizzo di D.P.I. (vedasi ultimo articolo pubblicato) nel caso non sia rispettabile la distanza interpersonale di 1 metro;
  • Sanificazione dei luoghi di lavoro;
  • Limitare gli spostamenti tra i vari siti produttivi.

I già citati 13 punti del Protocollo vertono su:

INFORMAZIONE

Il datore di lavoro, attraverso apposita cartellonistica informa, tutti i lavoratori e chiunque a vario titolo si appresta nei locali dell’azienda, delle disposizioni anti-contagio, ovvero:

  • Divieto di lasciare il proprio domicilio in condizioni di febbre > 37,5° e/o altri sintomi influenzali;
  • Divieto di accesso nei locali dell’azienda nelle condizioni di cui al punto precedente e/o avendo avuto contatti con persone positive al COVID-19 nei 14 giorni precedenti;
  • Mantenere la distanza interpersonale di 1 metro e comunicare sintomi simil-influenzali.

INGRESSO IN AZIENDA

Le persone (termine volutamente generico per identificare sia i lavoratori che i visitatori) possono essere sottoposte al controllo della temperatura corporea; in caso di febbre >37,5° l’accesso ai locali è negato, verranno isolate in una stanza priva di personale, fornite di mascherine chirurgiche (no facciali filtranti FFP1/FFP2/FFP3) e contatteranno il proprio medico curante. 
L’azienda è tenuta a collaborare, ove richiesto, con l’autorità sanitaria per la ricostruzione di eventuali “contatti stretti” da parte della persona contagiata.

Curiosità:

La temperatura corporea di un soggetto viene considerata a tutti gli effetti un “trattamento di dati personali” per cui dovranno essere applicate anche le disposizioni del Reg. UE 2016/679 (Regolamento Europeo della privacy), ovvero l’informativa del trattamento dei dati che, in alcuni casi, può essere fornita anche oralmente. Ove possibile, scaglionare l’ingresso e l’uscita delle persone, al fine di non creare assembramenti. E’ fortemente raccomandato prevedere una porta di entrata ed una porta di uscita per ottemperare a quanto sopra affermato. Per i fornitori invece devono essere ottimizzati i percorsi e le modalità di ingresso al fine di diminuire il contatto con i propri lavoratori e gli accessi in azienda. Se possibile, l’autista deve restare all’interno del proprio mezzo di trasporto; in caso contrario (es. carico e scarico merce) deve essere rispettata la distanza interpersonale di 1 metro e l’adozione dei D.P.I. previsti. Tutte le trasferte, le riunioni, gli eventi, inclusi i corsi di formazione in loco, sono annullati e/o sospesi; ove possibile, è consentita la modalità online.

PULIZIA E SANIFICAZIONE DEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Qui occorre fare una premessa doverosa: chi scrive sente spesso sovrapporre ed utilizzare come sinonimi i termini “pulizia” e “sanificazione”.

Quando parliamo di pulizia ci riferiamo all’insieme di operazioni necessarie per rimuovere il cosiddetto “sporco grossolano” (polvere, grasso, olio, liquidi in genere, ecc.). 
E’ una fase preliminare alla sanificazione, attuata tramite rimozione manuale o meccanica con l’ausilio di acqua e/o detergenti. 

Per sanificazione invece intendiamo l’insieme delle operazioni atte a rimuovere anche i microrganismi patogeni dalle superfici del nostro luogo di lavoro che normalmente non vengono eliminati tramite la semplice pulizia.        
Gli standard di igiene, ovviamente, variano dal tipo di attività che si effettua.

Il Protocollo prevede comunque una pulizia giornaliera ed una sanificazione periodica degli ambienti di lavoro, compresi gli schermi touch, i mouse e le tastiere dove, tra i tasti, tendono a depositarsi polveri e sporcizia in genere.

L’azienda è obbligata a distribuire idonei mezzi detergenti per le mani ed a garantire una continua ventilazione dei locali mentre i lavoratori sono tenuti, oltre al rispetto della distanza interpersonale, dell’utilizzo dei D.P.I., anche ad un frequente lavaggio delle mani.

La Circolare n. 5443 del 22/02/2020 del Ministero della Salute identifica chiaramente le misure di igiene e pulizia quanto per gli ambienti sanitari, quanto per gli ambienti non sanitari.

PROROGHE CORSI DI AGGIORNAMENTO

Il Protocollo entra in merito anche in quelle situazioni borderline in cui il lavoratore vede la scadenza di un determinato titolo proprio in questo momento di emergenza sanitaria.
Gli addetti al primo soccorso, gli addetti antincendio, i carrellisti solo per citarne alcuni, sono tutti lavoratori che hanno ottenuto un’abilitazione e/o un titolo per svolgere una determinata attività; la legge fa cessare la loro validità il giorno successivo alla scadenza del suddetto titolo.
Il suddetto Protocollo è intervenuto garantendo una proroga straordinaria, pertanto chi ha il proprio titolo e/o abilitazione scaduto può comunque ottemperare alla propria attività.

SORVEGLIANZA SANITARIA

La sorveglianza sanitaria viene effettuata dal medico competente e consiste nell’attestare l’idoneità o meno del lavoratore che, mai come ora, rappresenta un’ulteriore forma di prevenzione in quanto lo stesso può individuare casi sospetti di SARS-CoV-2 e prevedere tutte le misure del caso.

Nell’ambito della sorveglianza sanitaria rimangono imprescindibili le visite mediche relative alle assunzioni/inizio attività lavorativa, su richiesta del lavoratore, in occasione di cambio mansione, alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti, al rientro da malattia superiore a 60 gg continuativi mentre, per quanto riguarda le visite periodiche, varie ASL territoriali hanno concesso proroghe alla naturale scadenza delle stesse.

La sorveglianza sanitaria effettuata dai medici competenti può continuare a svolgersi purché vengano adottate tutte le misure per il contenimento del contagio da COVID-19 previste dal Protocollo condiviso del 14/03/2020, dall’Ordinanza n. Z00003 del 06/03/2020 del Presidente della Regione Lazio e dalla Nota Regionale prot. 0223253 del 13/03/2020.

L’attività del medico competente pertanto, potrà essere espletata presso idonei ambulatori che garantiscano modalità di abbattimento di esposizione al rischio di contagio come, ad esempio, evitare l’affollamento nelle sale di attesa, garantire il ricambio d’aria nel locale in cui avvengono le visite mediche, garantire la sanificazione degli ambienti e della strumentazione così come indicato dalle Circolari del Ministero della Salute per i professionisti medici.

Relativamente alla misure di protezione, a seconda del paziente e della tipologia d’esame, il medico competente dovrà indossare i seguenti D.P.I.: guanti, occhiali a maschera di protezione, facciale filtrante, camice impermeabile a maniche lunghe, cuffia chirurgica e visiera.   Resta fortemente raccomandato l’invito di far indossare una mascherina chirurgica al paziente, al fine di non diffondere droplets (goccioline) nell’aria.

AGGIORNAMENTO DEL PROTOCOLLO DI REGOLAMENTAZIONE

Al fine di aggiornare il protocollo aziendale anti-contagio, il datore di lavoro istituisce un Comitato per l’applicazione e la verifica delle disposizioni in esso contenute.      
Viene rimarcata l’importanza della partecipazione degli RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) e degli RLS Territoriali.

Allegato I del D.M. del 25/03/2020

COVID-19 Il contenimento nei luoghi di lavoro non sanitari 1

COVID-19 Il contenimento nei luoghi di lavoro non sanitari 3

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COVID-19: Il contenimento nei luoghi di lavoro non sanitari
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